«Ho incontrato Sacco e Vanzetti tra le carte di un vecchio anarchico» - Corriere del Mezzogiorno 23/05/2006 Michele Santeramo racconta come nasce lo spettacolo dedicato ai due «martiri» italiani emigrati in America


  «Ho incontrato Sacco e Vanzetti tra le carte di un vecchio anarchico» - Corriere del Mezzogiorno 23/05/2006 Michele Santeramo racconta come nasce lo spettacolo dedicato ai due «martiri» italiani emigrati in America  BARI— Loro malgrado sono assurti al ruolo di eroi. Eppure non facevano altro che affermare i diritti dei lavoratori in un’America intollerante e ostile nei confronti degli immigrati. Così Sacco e Vanzetti entrano nell’immaginario collettivo, a quasi ottanta anni dall’esecuzione avvenuta mediante sedia elettrica. Furono condannati per omicidio. Poi, trenta anni fa, il ripensamento, lo stato del Massachussetts fa marcia indietro: «scusateci, non erano colpevoli». «Una farsesca tragedia o tragica farsa», per lo scrittore americano John Dos Passos, che ora ispira uno spettacolo che riunisce le eccellenze del teatro pugliese e italiano. Acominciare da Michele Santeramo, a cui è affidata la drammaturgia. Lo spettacolo, al debutto in autunno, ricostruisce i sei anni che trascorsero Sacco e Vanzetti in attesa della pena capitale. «Non vuole avere un taglio documentaristico », dice Michele Santeramo, «ci interessa invece esplorare la condizione di due uomini che si trovano catapultati in una situazione assurda. Riflettiamo sulla vicenda umana di due martiri, qualcosa che sfugge spesso quando si inserisce la vicenda nel suo contesto storico ».  Da dove è partita la sua ricerca per questo spettacolo?  «Da una domanda semplice: che cos’è l’anarchia. L’ho posta a tanti pensatori, intellettuali, studiosi. Ho raccolto le interviste e poi ho avuto un colpo di fortuna».  Cioè?  «Ero al Centro Studi Torre di Nebbia, a Altamura, e parlavo con Piero Castoro. Gli ho posto la mia domanda a bruciapelo.Ne sono venute fuori due ore di conversazione appassionata e il consiglio giusto: cerca qualcosa nella biblioteca di Sante Cannito, un muratore anarchico di Altamura. Lì la scoperta: in un baule impolverato ho ritrovato quattro opuscoli di stampa anarchica degli anni ’60 in cui viene ricostruita la vicenda giudiziaria di Sacco e Vanzetti. Sono documenti originali ed eccezionali, molto meglio di qualche noiosa ricostruzione accademica della vicenda ».  Su questi testi si basa la drammaturgia?  «Sì. Sia sui documenti ritrovati che sui noiosi testi accademici. In realtà questo materiale serve a costruire lo sfondo di ciò che vogliamoraccontare. Una sorta di coreografia per il fatto umano. Non verranno rispettate le unità di tempo e di luogo, visto che riassumiamo sei anni di vita in poco più di un’ora».  L’anarchia, l’ingiustizia, i diritti, la pena di morte, l’emigrazione. Tutti temi che la vicenda Sacco e Vanzetti evoca. Quale la sta ispirando maggiormente?  «L’egoismo. L’ho incontrato riflettendo sull’anarchia. Questa ideologia mette al centro l’individuo con i suoi diritti. Nell’anarchia c’è prima la tensione al miglioramento della propria vita, come una corsa all’imparare, poi c’è l’altruismo, che è l’estensione di ciò che si vuole per sé a tutti. Così Sacco e Vanzetti: volevano ridurre l’orario di lavoro da 12 a 8 ore, per loro, per tutti».  Un augurio per questo spettacolo.  «Che possa essere un passaggio importante per il teatro italiano. Dobbiamo lavorare per far uscire il teatro italiano dai localismi. Questa è una buona occasione».
Lorenzo Marvulli